Tuffi/135
Uomini buoni fazzoletti, dimissioni Limes russofilo, Authoritarian Tech Network, Demis Hassabis, requiem per i botti di capodanno
Questo è Tuffi! Demordiamo.
Io sono Vittorio Ray, questa è Tuffi, la newsletter de Il Tuffatore.
Questa introduzione circolarmente didascalica e morettianamente autoreferenziale è un tentativo di SEO, se vuoi ti puoi iscrivere qui sotto.
All'occorrere dei primi freddi, noi uomini buoni ci compiacciamo di ritrovare almeno un pacchetto di fazzoletti, pieno almeno per metà, seminato alla fine dell'inverno precedente nella tasca designata di ogni giacca o cappotto.
Limes, Caracciolo, la Russia. Faccio subito disclosure e ammetto di essere un aficionado caraccioliano. Per lo stile innanzitutto, ancor prima che pel contenuto. Questo fuoco incrociato contro la rivista, il direttore e la sua presunta “russofilia” accadono in un momento che solleva dei dubbi di metodo. Non mi è difficile pensare che Caracciolo, come moltissimi degli intellettuali della sua generazione, guardi con affetto all’erede dell’Unione Sovietica. L’affetto è una componente umana, noi siamo esseri umani, peraltro italiani, cioè cittadini di una democrazia a sovranità limitata dove il limite è (o è stato, oggi questa è la domanda) imposto non dall’Unione Sovietica ma dai rivali USA.
Fin qui, tutto pacifico. Noto anche che questo affetto ha portato ad alcune oggettive cadute di stile, come quando - credo circa 3 anni fa, non riesco a ritrovare il video - su La7 Caracciolo si attardava a chiamare “operazione speciale” l’invasione russa ai danni dell’Ucraina.
Fatte queste premesse, è curioso che accuse così violente a Limes arrivino proprio adesso che la guerra sembra prendere la piega della sconfitta ucraina. Trattandosi di una rivista di analisi strategica e non politica, “””scientifica””” tra molte e già discusse (Tuffi/29) virgolette, il tentativo deve mirare all’imparzialità. Anzi, la brillante risposta di Caracciolo alle accuse di questi giorni, cioè l’invito a non confondere l’”intelligenza del nemico” e l’”intelligenza col nemico”, è in fondo molto triste, perché lo costringe ad abbassarsi a un piano intellettuale in cui deve dichiarare chi sono i nemici e chi gli amici, prestando finalmente il fianco a chi lo accusa di parzialità - qualsiasi essa sia.
La situazione ucraina può essere dolorosa quanto vogliamo - e confesso di interrogarmi spesso sui confini del mio doppio standard interiore che applico a Gaza, dove sono un idealista integralista convinto che l’unica forma di giustizia è tornare indietro di circa un secolo nello spazio-tempo, mentre sull’Ucraina mi osservo ragionare con molto più pragmatismo, opportunismo e lucidità storica. Ma di questo ognuno farà i conti col suo padre spirituale politico-.
Lo scontro si sposta sempre più al nostro interno, sempre più ci attacchiamo a vicenda secondo un’idea diversa di quello che significhiamo. Non è un caso che questa polemica sia arrivata ora che l’America si è scoperta antieuropea - cosa che peraltro Limes credo suggerisca, sempre in termini ambigui/sibillini/diplomatici, più o meno dalla sua fondazione. Il nervosismo dei vari Calenda e compagnia, questo rinnovato serrate-i-ranghi, è normale se l’intero campo da gioco è stato ruotato sotto i nostri piedi.
In ogni caso, non si può chiedere un conto politico/militare a una rivista che si occupa di analisi, se non spostandosi su un piano patetico in senso stretto, di legge marziale. Mutatis i pochi mutandis, questa vicenda ricorda la bufera sui seminari di Paolo Nori sugli scrittori russi: una mossa emergenziale, magari anche comprensibile in alcuni frangenti della storia, ma manifestamente scorretta dal punto di vista intellettuale e in fondo controproducente.
(a margine, sia detto: stiamo riempiendo i think-tank italiani di attivisti più che di ricercatori, talvolta anche nati e cresciuti in paesi che sono diventati di confine o di conflitto (v. Est Europa). Va bene e in qualche misura è necessario accogliere punti di vista indigeni, ma il rischio è di incorporare integralmente il loro punto di vista, che sarà necessariamente molto più polarizzato - e polarizzato secondo interessi locali, e non italiani. Interessi italiani, per quanto suoni brutto dirlo, che dovrebbero essere l’unico o il principale criterio di orientamento delle analisi, nella loro componente politica/di parte).
Qui per la mappa interattiva
Rassegna video: documentario molto bello su Demis Hassabis, fondatore di DeepMind e vincitore del Premio Nobel per la Chimica 2024. Se devo identificare la cosa più bella, è la quantità e la precisione dei parallelismi con cui spiegano l’IA. E poiché io sono fermo (come alcuni lettori sapranno) a quella del pappagallo stocastico, è molto utile arricchire il nostro dataset di nuove immagini (ad es., nel tentativo di spiegare cosa faranno le SuperIntelligenze, un ricercatore dice “è come chiedere a un Gorilla di inizio ‘900 cosa avrebbe ideato Einstein nella teoria della relatività”.)
Teche:
Requiem per i botti di capodanno. Non so da voi, ma qui nella capitale dello stato pontificio quest'anno non si è sentita volare una mosca. Stasera qualcosa accadrà, ma del quotidiano scoppiettare che di solito accompagna tutto dicembre, almeno da dopo l'immacolata, nemmeno l'ombra. Informatori da Napoli e Palermo ci dicono che un po' si è sparato, soprattutto in alcune zone, ma la tendenza è in calo inequivocabile anche lì. Adesso, senza cedere alle scemenze tipo Non torneremo alla normalità perché la normalità era il problema (anche tra dieci normalità troveremo nuovi problemi), è possibile e magari anche poco rammaricabile che sui botti di capodanno davvero non si tornerà indietro. Botti ultimo legame premoderno, omaggio alla violenza a salve, omaggio alla combustione, alla deflagrazione; ma basterebbe dire già solo omaggio, libagione, soldi che diventano pezzetti di materia quasi immateriale per capire davanti a che residuato concettuale ci troviamo. Botti metafora perfetta dei maschi alle scuole medie, abbastanza grandi da maneggiare materiale pirico e abbastanza piccoli da non aver imparato ad accumulare, da voler solo saltare e veder saltare, sprecare senza soffrire. A morte i botti, a morte Ctonia, a morte noi; lunga vita agli animali domestici, alle loro cacche e soprattutto ai gattari maschi, orgoglio e futuro dell'umanità.


