Tuffi/165
Come concettualizzare l'IA, Nello Cristianini vs. Walter Quattrociocchi, omofobia finalmente dimostrata, highlights Raiplay, Libropolis Pietrasanta
Questo è Tuffi! Demordiamo.
Io sono Vittorio Ray, questa è Tuffi, la newsletter de Il Tuffatore.
Questa introduzione circolarmente didascalica e morettianamente autoreferenziale è un tentativo di SEO, se vuoi ti puoi iscrivere qui sotto.
È in corso un dibattito molto avvincente su come dobbiamo concettualizzare l’IA. Per il pochissimo che ne so, in Italia (o meglio in lingua italiana) è rappresentato da Walter Quattrociocchi da un lato, e Nello Cristianini dall’altro. Quattrociocchi sostiene che l’IA è un pappagallo stocastico, Cristianini dice che l’IA ormai in qualche modo è capace di comprendere. Anzi dice una cosa più intelligente, dice che bisogna aprire un nuovo intero filone di ricerca per trovare o creare le parole che ci servono per descrivere queste nuove forme di comprensione.
Come i lettori sanno, anche qui crediamo molto nella necessità di moltiplicare le parole affinché siano più precise, lungimiranti e adeguate possibile, e diffidiamo sempre di chi per pigrizia o passatismo si appoggia al bastone dei vecchi lemmi, anche quando il salto tecnologico è sotto gli occhi di tutti.
Sto leggendo Forma Mentis, l’ultimo libro di Cristianini. Spero di recensirlo presto su Tuffi.
Nel frattempo vi consiglio di ascoltare i vari podcast che ha rilasciato su youtube/spotify/etc., o le interviste tipo questa, da cui cito un passaggio molto emozionante:
La sensazione è che la questione centrale non riguardi soltanto le macchine. Per descrivere questi nuovi sistemi continuiamo a usare parole nate per spiegare gli esseri umani: conoscenza, intenzione, comprensione, ragionamento. Ma forse non bastano più.
Cristianini vede nascere una nuova generazione di studiosi — informatici, neuroscienziati, biologi, filosofi — impegnati nella costruzione di un linguaggio ancora incompleto.
“Abbiamo appena aperto la prima porticina e di là c’è questo spazio che non sapevamo che ci fosse”, dice. Le categorie con cui abbiamo interpretato l’intelligenza per secoli potrebbero rivelarsi insufficienti davanti a queste nuove forme di mente artificiale. Non perché le macchine siano diventate umane, ma perché stanno occupando un territorio concettuale che non avevamo mai esplorato. “Le idee nuove non le conosciamo ancora”, conclude. “Ma è chiaro che arriveranno”.
Anche le posizioni di Quattrociocchi si trovano diffusamente online, in particolare sulla sua pagina Facebook dove non si risparmia nella condivisione. Mi convincono meno eppure a tratti mi sembra molto naturale il tentativo di ricondurre questa tecnologia alla sua essenza statistica. Un po’ per comodità, un po’ con la nobile intenzione di voler “smascherare” aspettative ingiustificate o che si ritiene eccedano le proprietà strutturali dello strumento.
Tutto sommato, e nonostante (confesso) un piccolo innamoramento in corso per Cristianini, mi pare che la partita sia ancora aperta - tanto per la portata della tecnologia in sé quanto per la sua concettualizzazione.
Da qualche settimana gira un bellissimo video su instagram, in cui un ragazzo va in giro a chiedere a un uomo dopo l’altro se quello precedente (mostrando una foto) è gay.
Il video fa molto ridere ma dobbiamo essere onesti e svelare il senso della dinamica, e quello che il video dimostra. Il gioco rivela una forte asimmetria implicita su premi e punizioni. In teoria, come ogni quiz, l’obiettivo sarebbe quello di avvicinarsi alla verità. Ma dalle risposte (tutte puntualmente sbagliate, se ci atteniamo all’autodescrizione che ognuno da di sé), si evince un forte incentivo per gli interrogati: la punizione per chi non dovesse individuare un vero gay (falso negativo) è molto maggiore di quella di chi accusa erroneamente un etero di essere gay. Nel secondo caso, si commette un piccolo errore per troppa eterosessualità. Nel primo, cioè nel caso di aver avuto davanti un gay e non averlo saputo individuare, si denuncia in qualche modo la propria omosessualità.
Gli highlights dei mondiali su Raiplay sono un nuovo, piccolo capolavoro di retromania Rai. Quella prosa compassata, educata, sintetica ma anche olistica, che non mostra solo i nudi spezzoni ma li inserisce in un piccolo romanzo verbale, ci rituffa nei servizi di 90esimo minuto - che addirittura finivano con quegli indimenticabili editoriali, senza più immagini di gioco ma con camera larga sul giornalista che, assiso come un umile re nel furgone Rai fuori allo stadio, consegnava allo spettatore un'intera ipotesi morale sulla partita.
Comunicazione di servizio: dal 2 al 4 ottobre, a Pietrasanta, c’è la decima edizione di Libropolis. Programma fittissimo e imperdibile che a breve verrà divulgato. Nel frattempo non prendete impegni. Ci vediamo lì.



Più che a Nello Cristianini, tenderei a contrapporre la visuale di Quattrociocchi a quella di Francesco D’Isa (e consiglio di leggere e seguire quest’ultimo del quale, per quel che vale, tendo personalmente a seguire le tesi)