Tuffi/160
Luca Sofri, argomentucci sulla patrimoniale, professionisti troppo umani, Ferdinando Cotugno
Questo è Tuffi! Demordiamo.
Io sono Vittorio Ray, questa è Tuffi, la newsletter de Il Tuffatore.
Questa introduzione circolarmente didascalica e morettianamente autoreferenziale è un tentativo di SEO, se vuoi ti puoi iscrivere qui sotto.
Luca Sofri, direttore de Il Post e persona acuta, ha scritto un bel trafiletto sul suo blog Wittgenstein a proposito della patrimoniale. In sostanza dice: va bene la patrimoniale, però va fatta non per punire i ricchi ma per raccogliere soldi da dare ai poveri.
Apparentemente la tesi è intelligente, dopo averlo letto sono rimasto un giorno intero convinto che era una bella tesi, di quelle non rivoluzionarie ma vispe, argute, che ti fanno riflettere. Poi però mi sono ricordato che non è del tutto così. E non tanto perché sia bello o giusto punire individualmente le persone ricche. Cioè non è per il piacere di prendere i vari riccastri, magari quelli più grezzoni e antipatici, i ricchi senza dottorato tipo Briatore, e umiliarli in piazza pubblica togliendogli lo yacht. Il punto è che, al di là dei soldi per costruire le scuole gli asili gli ospedali etc., è proprio un obiettivo in sé - e sempre più vitale, per tenere in piedi uno straccio di parvenza di democrazia - ridurre la forchetta tra il più ricco e il più povero. Cioè se ci fosse una proposta per togliere dei soldi agli ultramegaricchi, non tanto per reinvestirli in asili nido ma solamente per bruciarli e rendere quei ricchi proporzionalmente un po’ meno ricchi, quella proposta meriterebbe di essere discussa; avrebbe un senso democratico.
L’accumulo di ricchezza in un regime politico democratico porta a un accentramento di tanti altri poteri. Un esempio su tutti: ogni grande miliardario a un certo punto sente il bisogno di comprarsi un giornale o una piattaforma di informazione. Non è visibilmente contrario agli interessi della democrazia? Non sarebbe più bello se il potere mediatico fosse ben separato dagli altri poteri, un po’ in stile montesquieviano?
Insomma, il discorso di Sofri fa fare un primo saltello all’intelligenza e lavora su un senso “morale”, individuale: è brutto essere invidiosi della ricchezza dei ricchi ed è triste volersi vendicare su un piano personale.
Poi però da cittadini smaliziati bisogna fare un passo ulteriore, andare contro questa protocoscienza interiore e riconoscere che, in ottica democratica, i rischi di lasciare che pochissimi miliardari accrescano senza limiti il divario sociale sono più gravi del rischio di apparire invidiosi agli occhi dei catechisti liberali.
Quanto è bello scrivere montesquieviano, rousseauviano, etc.? Uno passerebbe la vita a gingillarsi con quelle v. E poi a dire “Canadà”, “in Ispagna”, etc.
Finché non si è molto maturi e un po’ disillusi sul mondo, è sempre molto deprimente pensare che dentro un professionista ci sia un essere umano con i suoi limiti di preparazione, di memoria, i suoi problemi quotidiani, l’umore, il carattere, etc.
Quando uno ha a che fare con un professionista percettibilmente scarso, anche solo per motivi anagrafici (troppo vecchio, troppo giovane), gli crolla il mondo addosso. Scusi, io sono venuto qui a parlare con la Medicina, con l’Ingegneria, con il Diritto Amministrativo… in che senso lei mi mostra i confini della sua conoscenza dopo dieci minuti di colloquio, essendo io per altro non un esperto in materia ma un cittadino qualsiasi armato di semplice buon senso? In che senso ha dormito poco e ora ha bisogno di un caffè? Allora lei deve essere il cugino impostore del professionista con cui ho preso appuntamento… Quando torna lo scienziato mi fa richiamare?
Rassegna stampa: tornando sulla patrimoniale, rubiamo al giornalista Ferdinando Cotugno un recap della situazione:
Quindici anni fa i miliardari avevano accumulato patrimoni per 4500 miliardi di dollari. Nel 2024 erano a 14mila miliardi. Nel 2026 siamo a 20mila, un quinto del PIL mondiale in mano a 2900 individui (si, sono cosí pochi) che possiedono l’infrastruttura con cui ragioniamo, pensiamo, comunichiamo.
Con la quotazione di Space X, Musk supererà il PIL di un centinaio di paesi. 19 famiglie USA potrebbero comprarsi il 10% di quello che viene prodotto ogni anno, dai fumetti all’acciaio. Numeri da società feudale, la distanza tra chi è così in alto e noi al livello stradale è più che nella Roma imperiale.
Questo tipo di ricchezza ha una manifestazione misurabile: il potere di influenza. In questi giorni lo stiamo avvertendo: il cordone intorno ai discorsi su una tassa sui patrimoni, per farli sembrare vaneggiamenti da estremisti, per presidiarli ovunque appaiano, hanno le risorse per far trattare come pazzi e streghe chiunque la proponga. Non lo è, anzi è vero il contrario, una delle domande di questo secolo è quanto può reggere una lacerata società tecno-feudale senza una redistribuzione delle risorse. Basta guardare fuori dalla finestra per capirlo: non molto.
Una tassazione sui patrimoni moderata, prudente come quelle proposte a livello nazionale e sovranazionale negli ultimi anni è uno dei pochi modi che abbiamo per impedire un collasso della tenuta sociale nei difficili decenni che verranno. A partire dal clima, il danno annuale stimato tra 400 e 1600 miliardi all’anno, le risorse per riparare e compensare nei vari fondi internazionali sono circa 700 milioni, 0,1% ciò di ciò che serve.
La patrimoniale è una proposta G20 per chiudere questo e altri gap, costruita da un gruppo di economisti e dal Brasile, con l’appoggio della Francia (non un paese bolscevico).
Il compito della politica non è solo spiegare perché sia possibile, concreta, ma trasformare l’idea in una prospettiva di beneficio collettivo, non solo cosa e da chi prenderesti ma perché e per chi lo useresti. Costruire, misurare e raccontare il beneficio. Senza aver paura della propria ombra, senza farsi dettare i limiti del discorso da altri.



Va be', è Sofri.
I catechisti liberali 😁