Tuffi/149
Ricostruzione geomelodica del pantano iraniano, nota a margine
Questo è Tuffi! Demordiamo.
Io sono Vittorio Ray, questa è Tuffi, la newsletter de Il Tuffatore.
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Inserendoci subito nella tradizione geomelodica (v. fine Tuffo precedente), ci lanciamo in un’interpretazione/ricostruzione della guerra in corso, e delineiamo un possibile scenario del futuro. In particolare è importante e sbalorditivo guardare l’accelerazione del declino americano per un particolare allineamento astrale di incompetenza individuale (amministrazione Trump), ricatti ineludibili da parte di “alleati” (isr.), inaspettata resilienza dell’avversario.
Uno scenario “ottimista”, o comunque di parte.
Transizione energetica. A questo punto, e salvo gravi collusioni e infiltrazioni di interessi privati in scelte politiche (v. il ruolo di Eni in Italia), diventa difficile restare ottusamente fedeli a gas e petrolio. La reazione della Spagna in Europa ha mostrato un segno inequivocabile di come la transizione paga. Non è più questione di destra o sinistra, fricchettoni verdi contro borghesi industrializzati, è una questione numerica.
Nuovo livello di prezzo del petrolio. Alcuni commentatori finanziari dicono che per il barile “100 dollari is the new 60”. Questo avrà ripercussioni macroeconomiche gravi, in tutto il mondo e soprattutto nei paesi poveri, e porterà ulteriore cattiva pubblicità al settore O&G. Da cui ulteriore difficoltà politica ad attrarre investimenti in nuove esplorazioni e infrastrutture.
Non è mai stata razionalmente in piedi, ma oggi è ancora di più sotto gli occhi di tutti: dipendere ogni giorno da chi ti vende il petrolio non equivale a dipendere una volta nella vita da chi ti vende un pannello e una batteria. Per chi non ha il risorse naturali in casa, la scelta non è tra autarchia o dipendenza esterna, ma tra dipendenza esterna quotidiana e dipendenza una tantum (semplifichiamo).
Rinascita morale dell’Iran. Fino a un mese fa, l’Iran era il più orribile mostro sulla scena internazionale, sotto la Russia di Putin e forse simile alla Corea del Nord. Con l’attacco di USA-isr., è risorto a paladino della forza morale, facendo vergognare anche tutti i paesi occidentali che in questi mesi hanno subito le umiliazioni (per ora principalmente verbali ed economiche) degli USA senza aver mai avuto il coraggio di reagire. Il fatto che il tentativo di cambio regime stia avvenendo oggi, dopo Gaza e dopo il primo anno di Trump (Groenlandia, Venezuela, dazi, Epstein, etc.) non può poggiare più su nessuno strumento morale. L’Iran è oggi baluardo di dignità verso il padrone del mondo, larghe parti della popolazione mondiale (compresa quella occidentale) simpatizzano con il loro coraggio e parteggiano per loro. Solo una minoranza, sempre più piccola e insostenibile ai propri stessi occhi, si attarda in discorsi su democrazia, occidente, etc.
Rinascita economica dell’Iran. Finora l’Iran ha cercato di mimetizzarsi nel paesaggio e vivere nell’ombra, per sopravvivere nello status quo di anacronistica tirannia oscurantista. L’ombra richiedeva non monetizzare in nessun modo la sua posizione geografica, in particolare Hormuz. Da oggi, se l’Iran - come sembra - sopravviverà, Hormuz avrà un prezzo. Tentativi di bypassare lo stretto costruendo nuove infrastrutture sulla penisola arabica dovranno scontare costi e tempi enormi, e il nuovo clima che si respirerà su investimenti O&G rispetto a fonti rinnovabili.
Fine dei petroldollari e degli Emirati. Gli unici asset su cui poggiavano i paesi del golfo erano petrolio e sicurezza. Da quando l’Iran non deve più vivere nascosto, la sicurezza è venuta a mancare. Se finora il tradeoff degli occidentali che si trasferivano a Dubai era “vado a vivere in un centro commerciale di plastica e morti sul lavoro, ma almeno guadagno miliardi e sono al sicuro”, oggi questa equazione è destinata a scricchiolare.
Cina garante della stabilità del mondo. La Cina, ovviamente, resta a guardare l’avversario che le si scompone davanti. Non ha altro da fare se non restare una potenza stabile, lineare, prevedibile. In questo suo rafforzato status, continuerà a insistere sugli obiettivi climatici (di cui è già l’unica garante) e a fornire l’infrastruttura energetica elettro-rinnovabile del mondo.
Rassegna video: se è lecito sorridere in questa tragedia, concediamoci due minuti di leggerezza con questo capolavoro.
Nota a margine: ci rendiamo conto, vista la situazione, di quale leva Netanyahu debba avere in tasca per umiliare e tenere così stretto per le spalle Trump? Perché la lobby ebraica e sionista (ma forse a un certo punto dovremmo anche trovare il coraggio di non nascondere sempre tutto dietro al paravento del sionismo), che pure innerva tutta la società americana e l’intero arco parlamentare, non spiega più tutto questo auto-dolore che il presidente USA si sta infliggendo. Può spiegare le prime settimane, può spiegare un 90% delle azioni, ma a questo punto della notte, per riuscire a mettere Trump contro tutta la sua base elettorale; il ricatto deve essersi fatto più specifico. Una cosa tipo che all’inizio di ogni riunione su Teams, come nelle grandi aziende si fanno i 5 minuti sulla sicurezza, Netanyahu gli fa i 5 minuti di slideshow con le foto più truculente, coprofaghe e infanticide del fascicolo Epstein che è ancora nella manica del Mossad.

